I lavori occasionali: alcune informazioni che è bene avere

Nell'ambito della giurisprudenza del lavoro, i cosiddetti “lavori occasionali” si distinguono in tre categorie:

  • il lavoro autonomo occasionale;
  • la collaborazione a carattere occasionale (mini co.co.co.);
  • il lavoro occasionale di tipo accessorio.

lavori occasionali Dietro queste tre definizioni – fumose per chi non ha ancora avuto modo di conoscerle – ci sono tipologie di lavoro assai diverse. Sono tutt'e tre poco tutelate, si deve ammettere, ma proprio per questo è bene sapere cosa dice la legge in proposito. Chi si avventura nel mondo dei lavori occasionali dovrebbe sapere che:

1) Il lavoro autonomo occasionale è, come dice la definizione, una prestazione episodica e autonoma. Cioè il lavoratore non è inserito nella struttura aziendale, ma si muove all'esterno del ciclo produttivo dell'azienda, ripetiamo, in autonomia. Non è sottoposto quindi a un orario di lavoro, è libero di distribuire il lavoro nel tempo come ritiene. Si tratta di una prestazione lavorativa a scadenza, che termina al raggiungimento degli obiettivi previsti.

2) La differenza tra quella prima categoria (il lavoro autonomo occasionale) e questa seconda categoria che è la collaborazione a carattere occasionale è, come suggerisce la differenza tra le definizioni, la mancanza di “autonomia”. La collaborazione a carattere occasionale prevede infatti il coordinamento del lavoratore da parte del committente. Il lavoratore è in collegamento costante con il suo datore di lavoro. Non è necessario un contratto scritto (a meno che il datore di lavoro non sia una pubblica amministrazione). I limiti riguardano invece la remunerazione e il periodo di lavoro. Non si possono ricevere più di 5mila euro in un anno (cioè la somma dei guadagni di tutte le collaborazioni a carattere occasionale rese nell'anno, non deve superare i 5mila euro). Quanto al periodo di lavoro, la singola prestazione non deve durare più di 30 giorni.
Nota bene: nel calcolo dei giorni non è rilevante il numero di ore per giornata (che siano due, oppure otto); il conto riguarda soltanto i giorni: ad esempio, se un lavoro occasionale prevede una sola ora al giorno, dopo 30 giorni non potrà più essere considerato “collaborazione a carattere occasionale”, ma dovrà essere convertito in “rapporto di lavoro subordinato”, a tempo determinato oppure indeterminato. In caso questo non succeda, è possibile passare alle vie legali.

3) Il lavoro occasionale di tipo accessorio è invece tutta un'altra cosa. Questa particolare categoria riguarda soprattutto i giovani sotto i 25 anni, iscritti ad una scuola (o ad una università) e i pensionati. Si tratta quindi di prestazioni meramente occasionali. Possono essere rese il sabato e la domenica, e nei giorni di vacanza. Il pagamento avviene tramite “voucher”. E il tetto massimo per un anno è di 5mila euro. Infine, purché i compensi non superino 3mila euro annui, i lavori occasionali di tipo accessorio possono essere fatti anche da chi ha un contratto part-time, o dai percettori di prestazioni a sostegno del reddito.

(Fonte: Sole 24 Ore dell’11 febbraio 2011)

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